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  >  CENTRO - SUD AMERICA   >  LA CAPOEIRA BRASILIANA TRA DANZA E LOTTA
capoeira

In breve

La capoeira è una forma di danza e di lotta nata in Brasile dagli schiavi africani portati nel Nuovo Mondo dai dominatori portoghesi. Salvador de Bahia è ancora oggi il centro pulsante della cultura afro-brasiliana ed è possibile assistere a esibizioni  autentiche di capoeiria. 

Esperienza suggerita: se visiti il Brasile, non perderti una sosta a Salvador de Bahia, luogo di nascita della capoeira, altrimenti opta per uno dei numerosi corsi tenuti in Italia. 

Tempo di lettura: 3 minuti.

Per tutta l’estate abbiamo ascoltato Giusy Ferreri cantare “Amore e Capoeira” su note dal ritmo sudamericano.

Ma che cos’è questa famosa capoeira di cui si parla tanto?

Un mix tra arte marziale e danza, che porta con sé la malinconia della cultura afro-brasiliana.

Una cultura fatta di orgoglio per le proprie origini e di ribellione verso chi – per secoli – ha sfruttato un intero popolo.

Per comprendere la storia di questa forma d’arte bisogna però fare un passo indietro.

Tra Africa e Brasile

Ci troviamo nel corso del Cinquecento, quando il Brasile si trova sotto il dominio portoghese.

Salvador de Bahia, situata sulla costa nord-orientale, è un luogo strategico da cui i colonizzatori possono osservare l’Oceano Atlantico.

E dallo stesso Oceano provengono le barche che dall’Africa trasportano gli schiavi nel Nuovo Mondo per lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero, motore dell’economia dell’epoca.

La giornata nei campi è tutt’altro che semplice e le condizioni in cui i lavoratori sono costretti a vivere si allontanano da ogni forma di umanità.

Proprio nelle senzalas – dormitori fatiscenti dove si ammassano gli schiavi – nasce la capoeira, ispirata alle danze tradizionali africani.

Ma in realtà non si tratta di sola danza: la capoeira è il simbolo della rivolta contro l’oppressione dei dominatori.

Una sorta di lotta da rivolgere agli schiavisti, mascherata dal ritmo delle percussioni e dai canti affinché non venga scoperta come tale.

Una ribellione praticata in segreto e, a partire dall’Ottocento, vietata dagli oppressori perché colpevole di stimolare l’aggregazione pericolosa degli schiavi.

Il destino della capoeira

Quando viene abolita la schiavitù nel 1888, gli ormai ex schiavi rimangono comunque emarginati dalla società e si danno ai piccoli crimini, spesso ricorrendo ai movimenti della capoeira per difendersi, che quindi viene associata ai delinquenti.

A sconfiggere la fama negativa ci pensa negli anni Trenta il Presidente del Brasile Getúlio Vargas,  il quale incarica Mestre Bimba di ripulire l’immagine della capoeira istituendo una SCUOLA – ancora oggi portata avanti dal figlio – in cui venga insegnata anche la disciplina.

Nasce così la capoeira regional, caratterizzata da movimenti alti e rapidi, simili alle arti marziali.

In contrapposizione alla scuola di Bimba, Mestre Pastinha sostiene la più tradizionale capoeira de Angola che si distingue per le movenze lente e basse e per l’attenzione dedicata al canto e agli strumenti musicali.

Da quel momento la capoeira diventa una forma d’arte legale riconosciuta a livello nazionale e, dal 2014, patrimonio immateriale dell’Umanità.

Ancora oggi, Salvador de Bahia è il cuore pulsante della cultura afro-brasiliana e della capoeira.

Non è difficile perciò imbattersi in spettacolari esibizioni: quando vedi formarsi un cerchio di persone e senti incalzare il ritmo delle percussioni, significa che sta per iniziare l’incontro tra i lottatori/danzatori.

Tra case coloniali colorate e ampie spiagge, Salvador de Bahia racchiude la storia e lo spirito dei suoi abitanti.

E senza andare troppo lontano, anche in Italia è possibile praticare questa disciplina in uno dei numerosi corsi organizzati, come quello dello SPAZIO DESEQUILIBRIO.

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Salvador de Bahia

Creo contenuti per il web e progetto itinerari, ma soprattutto sono una viaggiatrice appassionata. Insieme a me puoi scoprire il mondo ogni giorno, attraverso stimoli ed esperienze che ti permettano di approfondire le diverse culture. Credo fortemente che viaggiare significhi guardare con curiosità e occhi sempre nuovi tutto quello che ci circonda.

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