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QUELLA VOLTA CHE SONO FINITA SU MARTE: IL VULCANO BROMO

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Sull’isola di Giava, nel cuore dell’Indonesia, sorge uno dei vulcani più spettacolari di tutto il mondo. Non è quello con la vetta più alta né il più impressionante, ma ammirare il sole sorgere sullo sfondo del Gunung Bromo è un’emozione che mi ricorderò per sempre. Forse una delle più intense di tutti i miei viaggi.

Ma facciamo un passo indietro.

Tutto ha inizio in una fredda domenica milanese, quando per alleviare quella lieve tristezza che solitamente accompagna l’inverno, insieme a Federico iniziamo a fantasticare su quale parte del mondo esplorare l’estate successiva.

Risaie di un verde quasi irreale, templi avvolti da un’atmosfera mistica, un popolo dal sorriso disarmante. Eravamo certi: l’Indonesia sarebbe stata la nostra prossima destinazione. Ma a convincerci ancora di più, era quell’immagine che non riuscivamo a toglierci dalla mente. Su una qualche guida turistica ci eravamo imbattuti nella foto di un paesaggio al limite del terreno, quasi lunare, e – senza nemmeno emettere parola – ecco comparire un sorriso sui nostri volti come per dire all’altro “è qui che voglio andare”.

Era il vulcano Bromo, uno dei luoghi più suggestivi del pianeta.

L'arrivo al vulcano Bromo

Lo stesso arrivo al vulcano Bromo è stata di per sé un’esperienza.

Sveglia di prima mattina nel nostro hotel di Yogyakarta, la capitale culturale dell’Indonesia e luogo strategico per visitare i fantastici templi di BOROBUDUR E PRAMBANAN. Zaino in spalla in direzione della stazione, dove il suono inconfondibile dei vagoni sulle rotaie segnala l’arrivo del nostro treno diretto a Probolinggo.

Ad attenderci circa dieci ore di tragitto in compagnia di altri backpackers, ma soprattutto della gente del luogo: donne con i propri bambini, uomini assonnati, studenti allegri. Fuori dal finestrino l’Indonesia, quella autentica. Trascorre così la giornata di viaggio, tra una chiacchiera e una dormita, che ci porta al luogo di transito lungo il tragitto per il Gunung Bromo.

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© Viaggiare comunque

Probolinggo è un’anonima cittadina di passaggio dove, all’arrivo, è quasi impossibile sfuggire all’assalto delle agenzie che organizzano i tour per il vulcano. Nemmeno il tempo di scendere dal treno che, con i nostri zaini e un paio di altre coppie, veniamo stipati in un mezzo di trasporto indefinibile: una sorta di minivan senza portiere e dove si sta seduti con difficoltà.

Per fortuna il tragitto è breve e in pochi minuti ci troviamo nella sede dell’agenzia in attesa del pullmino che ci avrebbe condotti a Cemoro Lawang, punto di partenza per le escursioni al vulcano Bromo.

Arrivati a destinazione ormai con il buio, veniamo accompagnati nella nostra tanto graziosa quanto minimale homestay. Quando lo stomaco inizia a farsi sentire, chiediamo dove poter mangiare qualcosa e veniamo accompagnati nel warung di fronte, piccola attività familiare che vende cibo e bevande. La cena trascorre piacevolmente in compagnia di una viaggiatrice solitaria e della gentilezza della padrona della locanda e di suo marito, che ci servono nasi goreng e tè caldo e accendono il fuoco per riscaldarci. Una parentesi di vita vera, per un ricordo indelebile dell’Indonesia.

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© Viaggiare comunque

Alle nove di sera è tempo di andare a dormire, visto che la sveglia è prevista per le due di notte e così, avvolti fino al collo per combattere il freddo montano, ci addormentiamo.

Il grande giorno

Neanche il tempo di cadere tra le braccia di Morfeo che è già ora di alzarsi per prepararci a vedere l’alba sul Gunung Bromo, ancora inconsapevoli dello spettacolo che si sarebbe mostrato ai nostri occhi dopo qualche ora.

Armati di giacca e cappello di lana, saliamo a bordo della jeep che ci accompagnerà durante l’escursione. Nel cuore della notte, tra curve, controcurve e buche illuminate dei fari della macchina, veniamo trasportati nel punto panoramico da cui aspettare il sole mostrarsi ai nostri occhi. Il freddo è pungente e l’attesa impaziente, ma ecco che dal buio più cupo i primi raggi dell’aurora incominciano a illuminare la sagoma del vulcano. Abbracciati e commossi, ammiriamo l’arrivo del mattino e il Gunung Bromo presentarsi in tutta la sua maestosità e il suo splendore. Una scena da togliere il fiato e le parole anche a una loquace come me.

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© Viaggiare comunque

Dopo esserci riscaldati bevendo un tè bollente, è tempo di riprendere la jeep e spostarci ai piedi del vulcano, da cui salire fino al cratere. Neanche la gomma bucata riesce a fermare il nostro entusiasmo e con le prime luci del giorno arriviamo in un paesaggio surreale. Forse siamo stati trasportati su un altro pianeta senza essercene accorti? Distese di sabbia color cenere, rocce lavorate dal vento, cielo terso e in lontananza il richiamo del cratere: il ribollire della lava emette un suono cupo alla cui tentazione di avvicinarsi non si può resistere.

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© Viaggiare comunque

Gambe in spalla e via verso la vetta del Bromo, proteggendoci con occhiali da sole e sciarpa dal vento che solleva la polvere. Con una camminata di circa quaranta minuti, finalmente arriviamo al cratere. La temperatura è più alta e la lava rimbomba in tutto l’ambiente: la sensazione è di essere atterrati nel centro del pianeta. E dalla cima la vista è ancora più bella. Uno dei paesaggi più suggestivi davanti a cui mi sia mai trovata si spalanca a perdita d’occhio.

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© Viaggiare comunque

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© Viaggiare comunque

Questa è l’emozione che stavamo cercando. L’essere dall’altra parte del mondo, in uno dei luoghi che avevamo sognato per mesi e poter dire “è qui, e in nessun altro luogo, che vogliamo essere”.