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cucina nepalese

In breve

La cucina nepalese è ancora poco conosciuta in occidente e spesso viene confusa con le più famose tradizioni gastronomiche indiane e cinesi. Una cucina però dal carattere deciso e frutto dell’influenza dei numerosi gruppi etnici che abitano il paese. 

Esperienza suggerita: assaggia gli autentici sapori del Nepal nel ristorante ACHAR a Milano. 

Tempo di lettura: 3 minuti.

Se c’è una cucina etnica ancora poco diffusa in Italia, è sicuramente quella del Nepal, paese che – per la sua posizione geografica stretta tra Cina e India e circondata da catene montuose impenetrabili – è ancora fortemente legato alle sue tradizioni e alla sua cultura millenaria.

Da un lato l’entroterra attraversato dai sentieri del trekking rimasto pressoché isolato, dall’altro la capitale – Kathmandu – da sempre meta di esploratori e dagli anni Settanta destinazione ultima dei viaggiatori hippie, che si è aperta agli influssi occidentali e delle nazioni vicine.

La parola che contraddistingue la cucina nepalese è “contaminazione“: contaminazione delle tradizioni gastronomiche di India, Cina e Tibet (con cui però non va confusa), ma soprattutto della cultura delle diverse etnie che abitano il paese.

Una proposta culinaria dai sapori decisi, che riflette nei suoi piatti la vera identità del Nepal.

Una nazione dai mille volti

Il Nepal è uno stato che – nonostante la sua relativamente esigua entità (circa 147 mila kmq di estensione) – presenta una notevole differenziazione etnica: all’interno dei suoi confini convivono infatti oltre cento gruppi etnici o castali in un clima di tolleranza e di rispetto reciproco. Rispetto anche dal punto di vista religioso, considerando che il credo più diffuso – l’induismo – condivide il territorio con cristianesimo, buddhismo, islam e animismo.

I nepalesi si dividono tra i discendenti delle popolazioni mongole dell’Asia – di lingua tibetano-birmana – e le popolazioni caucausiche delle pianure indiane – di lingua indoeuropea – che si declinano in vari gruppi etnici come i Newari, i Tamang, i Tibetani e gli Sherpa: una multiculturalità che si riflette in tutti gli aspetti della vita, compresa la cucina.

Ogni gruppo, infatti, predilige un’alimentazione piuttosto che un’altra, sulla base delle caratteristiche geografiche del territorio in cui abita e delle tradizioni tramandate da generazioni. Ad esempio i Newari – gruppo etnico urbanizzato originariamente localizzato nella valle di Kathmandu – fa largo uso della carne di bufalo e di capra (le mucche sono considerate sacre), oltre che di riso che – a differenza dei luoghi più isolati – viene prodotto localmente in larga quantità. La cucina newari è infatti storicamente molto varia, grazie alla possibilità offerta dalla valle di coltivare pietanze di vario genere.

Differente invece è la cucina dell’etnia thakari che risente maggiormente dell’influenza dei sapori montani e che predilige il consumo di grano saraceno coltivato localmenteorzo e miglio ma anche di prodotti come frutta e verdura, importati da altre regioni: i Thakari sono tradizionalmente abili commercianti.

Spostandosi a un’altitudine ancora maggiore, la cucina himalayana utilizza in modo abbondante l’orzo e il miglio – cereali che tollerano il freddo – spesso trasformati in pasta o tsampa (farina tostata), oppure in bevande alcoliche. 

Una cucina dalle mille sfaccettature.

I piatti tipici della cucina nepalese

Se riso, spezie e legumi sono gli ingredienti base di molte cucine asiatiche, quella nepalese si distingue per essere salutare e dal sapore deciso: peperoncino, cumino e coriandolo abbondano in ogni preparazione, presentandosi al palato in maniera inconfondibile.

Il piatto che non manca mai sulle tavole dei nepalesi è il Dal Bhat, una zuppa di lenticchie servita con riso e verdure al curry che nelle zone di produzione del cereale viene consumata due volte al giorno: il primo pasto tra le 7 e le 10 del mattino e il secondo tra le 6 e 7 di sera, dopo il tramonto.

Un piatto nutriente, da gustare con le mani. Usanza vuole che si versi la zuppa sul riso bianco, si aggiungano i sottaceti speziati (achar) e le verdure al curry e poi si porti il boccone alla bocca utilizzando la mano destra. La mano sinistra, infatti, viene usata per scopi considerati impuri.

Tra un pasto principale e l’altro, i nepalesi usano consumare snack di vario genere come bara (pancake con farina di lenticchie), chatamari (sorta di pizza con farina di riso e condita con verdure e formaggio, carne e uova), sel roti (pane fritto), chiura (riso pressato) e curry. Molto diffuso è lo streetfood, in particolare i momo: ravioli con vari ripieni come verdure o carne di yak, cotti al vapore o fritti e accompagnati da una salsa piccante a base di pomodoro.

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I momo del ristorante Achar | © Viaggiare comunque

Un’altra prelibatezza nepalese sono i chow mien – spaghetti di riso freschi saltati con verdure, salsa di soia, carne e uova – e la thukpa – zuppa di noodles a base di verdure, carne e uova.

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I chow mien del ristorante Achar | © Viaggiare comunque

Il cibo può essere accompagnato da bevande di vario genere, tra cui la birra nepalese (tra le etichette più famose: Sherpa, Gorkha, Everest e Khatmandu Beer) o il thwon (birra di riso). A fine pasto non manca mai un digestivo come l’ayla (distillato ricavato da riso, grano o miglio, molto simile alla grappa) o a base di pan (foglie e noci di betel), tuttavia in Nepal sono vietati la vendita e il consumo di alcolici i primi due giorni di luna piena e gli ultimi due sabati del mese. Ma la bevanda che più di tutte amano consumare i nepalesi è il tè servito con il latte, che nelle zone di influenza tibetana si beve nero e mescolato con sale e burro per fornire la giusta carica ad affrontare le temperature rigide e l’altitudine.

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Birra nepalese | © Viaggiare comunque

Quella del Nepal è una cucina dalla forte caratterizzazione, che solo apparentemente può sembrare simile alle altre cucine orientali, ma una volta provata è sufficiente un assaggio per riconoscerla. Dove provarla in Italia? A Milano, il RISTORANTE ACHAR offre l’autentica cucina nepalese in un ambiente intimo gestito da personale gentile e sorridente che fa venire voglia di fare subito le valigie e partire verso oriente.Provato da me

Creo contenuti per il web e progetto itinerari, ma soprattutto sono una viaggiatrice appassionata. Insieme a me puoi scoprire il mondo ogni giorno, attraverso stimoli ed esperienze che ti permettano di approfondire le diverse culture. Credo fortemente che viaggiare significhi guardare con curiosità e occhi sempre nuovi tutto quello che ci circonda.

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