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FENOMENO K-POP

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In breve

Il K-pop, la musica pop coreana, è un fenomeno nato dalla contaminazione tra culture che si sta espandendo su scala mondiale, soprattutto tra i giovani. Qual è la sua storia? Chi sono gli idols? Dove porterà il mondo della musica? 

Esperienza suggerita: guarda i video delle band di K-pop e ascolta la loro musica per sentire, ancora una volta, nostalgia dell’adolescenza.

Tempo di lettura: 3 minuti.

Look all’occidentale, capelli all’ultimo grido, atteggiamento da girl e boy band anni Novanta: sono le star del K-pop – letteralmente Korean Pop – genere musicale nato a Seul che negli ultimi anni sta riscontrando un inaspettato successo in tutto il mondo.

Vuoi per il modo di comunicare dal respiro internazionale, vuoi per le sonorità moderne, vuoi per il fascino di una lingua ai più incomprensibile, i gruppi di K-pop sono ormai entrati a tutti gli effetti nel mercato musicale mondiale e non hanno intenzione di farsi da parte.

Un genere che sta trasformando la discografia (si pensi che le hit dei BTS, la band più in voga del momento, si trovano nelle posizioni top delle classifiche internazionali) e riscrivendo il mondo della musica, grazie anche al potere amplificatore di internet e dei social network.

K-pop: cosa significa

Sebbene la korean wave – l’onda di influenza coreana – sia un fenomeno degli anni Duemila, il K-pop nasce oltre vent’anni fa in una Corea del Sud che balla al ritmo dei successi delle boy band americane. I giovani si allontanano dalla musica tradizionale per abbracciare sonorità più moderne, facendo nascere un’intuizione nell’industria musicale che vede negli adolescenti il pubblico adatto ad accogliere e sviluppare un nuovo genere.

Come? Aprendo la musica coreana alle contaminazioni provenienti da ovest e riproponendola in una maniera innovativa.

Il K-pop incomincia così a risuonare nelle radio locali e video musicali di giovani cantanti alla moda iniziano a invadere le televisioni, diventando dei veri e propri idoli.

Idols, idoli. In questo modo vengono chiamati infatti i membri delle band sudcoreane: giovani di successo, abilissimi a cantare, ballare e – addirittura – a esprimersi in diverse lingue.

Ma non è tutto oro quello che luccica. Dietro all’immagine patinata degli idols si nasconde un duro lavoro fatto di audizioni da superare, gavetta estenuante e molti, moltissimi sacrifici, spinti dalle case discografiche a costruire un’immagine creata a tavolino per essere perfetta sotto ogni aspetto.

Case discografiche più interessate a fare successo, che alla salute piscologica dei cantanti, spesso schiacciati da una troppa pressione e da un estremo controllo.

La Corea del Sud pare aver trovato nella musica una chiave per comunicare oltre i propri confini. E per farsi ascoltare.

L'insegnamento del K-pop

Il K-pop non è da considerare solo dal punto di vista musicale, ma come fenomeno globale.

Grazie alla sua diffusione prima in Asia e poi nel resto del mondo, la musica pop coreana – se prima alle orecchie degli occidentali risultava insolita – ora viene accolta con favore soprattutto dai giovani, più propensi all’influenza culturale di ogni genere.

Oggi il K-pop sembra voler dimostrare che la Corea del Sud è pronta a interagire su scala globale, proponendo uno stile di vita compatibile con quello occidentale. Ma il rischio è proprio di perdere l’autenticità dei popoli e le differenze che rendono unico ogni Paese, spinti a uniformarsi per piacere al pubblico e soddisfare l’interesse economico delle industrie.

Per i giovani una minaccia ancora più reale: quella di volersi a tutti i costi elevare a dei modelli perfetti – ma che perfetti, ovviamente, non sono – non riuscendo a esprimersi per davvero.

Viva la globalizzazione, ma purché non minacci la spontaneità.


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