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cuba musica

In breve

Il fascino di Cuba è indubbio, ma senza la sua musica non sarebbe lo stesso. La rumba è l’anima dei cubani e, con il suo ritmo incalzate, racconta la storia degli abitanti.

Esperienza suggerita: sentiti a Cuba ascoltando la rumba. 

Tempo di lettura: 3 minuti

Non si può immaginare Cuba senza la rumba e non si può pensare alla rumba senza Cuba.

Un genere musicale che è un atto di identità.

Un ritmo che racconta il passato dei cubani.

Una canzone che riecheggia in tutta l’isola.

La Cuba che noi tutti conosciamo deve il suo fascino anche alla sua musica, nata nel XIX secolo come espressione degli schiavi e degli oppressi e che – ancora oggi – è parte integrante della vita dei suoi abitanti.

Storia di un genere unico

Ci troviamo nell’Ottocento tra le strade delle città di L’Avana e di Matanzas, quando all’interno dei cabildos – le confraternite segrete degli schiavi africani – si sta sviluppando una nuova forma spontanea di musica e di danza popolare.

Al ritmo di percussioni improvvisate con ciò che è a disposizione, nasce così la rumba.

Sono gli schiavi africani portati a Cuba dai colonizzatori spagnoli a sviluppare questo genere, che unisce cultura africana, tradizione delle Antille e flamenco spagnolo.

Una musica nata per mantenere vive le proprie radici, piuttosto che per protestare contro le condizioni di vita precarie.

E non sarà neppure l’abolizione della schiavitù nel 1886 a rallentare la diffusione della rumba. Anzi, il genere continuerà a evolversi, assumendo nuove forme e nuove espressioni.

Una musica che viene dall’anima, una danza che coinvolge tutti i sensi, considerata troppo sensuale dal presidente Gerardo Machado tanto da bandire – nel 1925 – l’esibizione in pubblico di “contorsioni fisiche e tamburi di origine africana”.

Sarà poi il governo rivoluzionario di Fidel Castro a reintrodurre la rumba, riconoscendone il valore come creazione afro-latina della classe operaia.

Oggi ne esistono di tre generi: la Columbia principalmente maschile, il lento Yambú e il Guaguancó, lo stile più popolare.

Ma attenzione a non confonderla con l’omonimo ballo da sala che poco ha in comune con l’intensità e la passionalità che si percepiscono per le strade di Cuba.

La rumba per raccontare una storia

La rumba, a differenza di altri generi, non ha uno scopo rituale, ma si pratica nella collettività con l’obiettivo di intrattenere e di raccontare una storia.

Dalla strada alle case, una rumba può nascere in qualsiasi luogo e per qualsiasi motivo: prima che una forma musicale, è un’atmosfera.

È veicolo di espressione dei sentimenti della popolazione umile dei centri urbani cubani, che permette di affrontare diversi argomenti.

La rumba si articola in tre fasi: si apre con l’introduzione della storia (diana) da parte di un solista, a cui segue il momento centrale – il coro – che sviluppa il tema e una parte finale in cui “se rompe la rumba” ed entrano le percussioni che si aggiungono ai canti e alla danza, coinvolgendo tutti i presenti.

Per la sua unicità e poiché rappresenta l’espressione della cultura di un popolo, la rumba dal 2016 rientra nel patrimonio immateriale dell’UNESCO.

La musica allevia anche le anime più tormentate ed è forse questo il segreto dei sorrisi dei cubani?

Creo contenuti per il web e progetto itinerari, ma soprattutto sono una viaggiatrice appassionata. Insieme a me puoi scoprire il mondo ogni giorno, attraverso stimoli ed esperienze che ti permettano di approfondire le diverse culture. Credo fortemente che viaggiare significhi guardare con curiosità e occhi sempre nuovi tutto quello che ci circonda.

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